Inserito: 10 aprile 2010
alle
19:40
da Francesco e Rita
Inserito: 02 marzo 2010
alle
11:50
da Francesco e Rita
Inserito: 01 marzo 2010
alle
10:32
da Annarita Petrino
Carissimi,
ieri ho avuto la grazia di poter andare a pregare sull'urna di S. Teresa di Gesù Bambino a Loreto.
Volevo sapere se c'è tra di voi qualcuno che ha fatto questa esperienza in qualche altra città d'Italia. Mi piacerebbe ricevere vostre testimonianze scritte, perchè sto preparando uno speciale della mia rivista Voci dell'Anima sulla peregrinatio.
Grazie di cuore
Ave Maria
Inserito: 19 febbraio 2010
alle
10:25
da Annarita Petrino
Carissimi,
per meglio meditare la Passione di Gesù vi invito a vedere il video della Via Crucis "Che ha mai fatto di Te l'Amore" su You Tube.
Ecco il link:
http://www.youtube.com/watch?v=lmzmLGHq8F0
spero vi piaccia.
Un caro saluto
Ave Maria
Annarita Petrino
Inserito in |
Inserito: 17 novembre 2009
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15:17
da Domenico Abbriano
Cari amici, eccovi alcuni messaggi sulla Croce che ci ha donato la Regina della pace.
Meditiamoli durante questa settimana.
"Cari figli, In questi giorni, mentre festeggiate la Croce, desidero che anche per voi la vostra croce diventi gioia. In modo particolare, cari figli, pregate per poter accettare la malattia e le sofferenze con amore, come le ha accettate Gesù. Soltanto così potrò, con gioia, darvi le grazie e le guarigioni che Gesù permette" ( 11-09-86).
"Cari figli, oggi vi invito in modo particolare a prendere tra le mani la Croce e a contemplare le piaghe di Gesù. Chiedete a Gesù di guarire le ferite che voi, cari figli, avete ricevuto nel corso della vita a causa dei vostri peccati o di quelli dei vostri genitori. Solo così capirete, cari figli, che al mondo è necessaria la guarigione della fede in Dio creatore. Per mezzo della passione e della morte di Gesù in Croce comprenderete che solo con la preghiera potrete diventare anche voi veri apostoli della fede, vivendo, nella semplicità e nella preghiera, la fede che è un dono. Grazie per aver risposto alla mia chiamata" (25-03-97).
In questa settimana preghiamo ogni sera, prima di andare a letto davanti alla croce. Prendiamola in mano, guardiamola e baciamola.Meditiamo questi messaggi della Madonna. Così la furia satanica che si è scatenata contro la Croce avrà prodotto l'effetto opposto quello di farci scoprire e amare Gesù crocifisso.
Inserito: 15 novembre 2009
alle
14:35
da Annarita Petrino

Carissimi,
con rinnovato slancio pubblico questo numero di novembre, il 29, che sarà presto seguito da un numero speciale dedicato al Crocifisso. Non potevo restare inerme a guardare e ho pensato di agire con quello che so fare, chiedendo aiuto ai tanti collaboratori di Voci dell’Anima che hanno risposto numerosi e che ringrazio di vero cuore.
Li ringrazio perché hanno saputo onorare un doppio appuntamento, cosa non scontata e impossibile senza l’aiuto di quella Benedizione che materna ci accompagna sempre.
Che dire di questo numero? Si tratta di pagine davvero molto ricche di contributi, artistici e non, alcuni dei quali parlano di questa festa di Halloween dalla quale è proprio il caso di prendere le distanze.
Buona lettura
Ave Maria
Annarita Petrino
www.mooncity.it
Inserito: 14 novembre 2009
alle
10:47
da Annarita Petrino
Carissimi, vorrei segnalarvi un nuovo articolo nel mio blog "Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione" che trovate al link sottostante. http://vocechegridaneldeserto.splinder.com/ Aspetto i vostri commenti.
Inserito: 02 novembre 2009
alle
08:07
da Francesco e Rita
Inserito: 06 ottobre 2009
alle
12:23
da Domenico Abbriano

Cari Amici..."
Lo accolse con gioia" sono le parole tratte dall'episodio di Zaccheo, contenuto nel Vangelo di Luca che ci accompagnerà nel 2009/2010 (anno liturgico C).
Il cammino dell'Azione Cattolica si è da sempre mosso sulle orme segnate dalla Chiesa fondata da Gesù Cristo in un disegno armonico che diventa simbiosi di intenti e mete da raggiungere. E nell'anno liturgico che si appresta a sorgere il brano di Zaccheo monterà sulle nostre fronti la segnaletica stradale che volgerà il nostro sguardo nella direzione dell' Incontro... andare incontro al prossimo e a Gesù perchè Gesù, per primo, ci viene incontro attraverso il prossimo.
Incontrare il prossimo significa incontrare Cristo stesso.
Zaccheo ci aiuta a comprendere meglio quanto accaduto nella Zona Sud di Messina dove la tragedia ha coinvolto interi paesini della zona collinare e marina: Giampilieri Marina, Giampilieri Superiore, Scaletta Zanclea, Scaletta Superiore, Briga...senza voler dimenticare nessuno, stanno soffrendo morte e distruzione nello spirito e nella carne dei loro abitanti... case, terreni, vite...non esiste più nulla...non esiste più una storia se non nel cuore addolorato e nella mente confusa di questi "crocifissi"...
Già...l'incontro tra Zaccheo e Gesù può aiutarci davvero...se non a comprendere, almeno a trovare una collocazione diversa, una storia diversa, che non sia quella della disperazione, a questi eventi...
Arrampicarsi su per i tetti, su per gli alberi...aggrappandosi a quell'istinto di sopravvivenza che ti spinge a lottare con i denti fino alla fine...proprio come Zaccheo che, quasi ormai vinto dalla sua solitudine e dalla tragedia di una vita difficile, cerca sul "sicomoro" di scorgere la sua salvezza...GESU' CRISTO...
Ognuno di questi "crocifissi", ognuno di noi (deve sentirsi "crocifisso") ha ricevuto la sua chiamata...chi per proseguire il suo cammino in questa vita, da adesso certamente diversa (per tutti noi diversa...), chi per accompagnare Gesù nella Casa del Padre...nella Speranza, che per l'uomo di buona volontà diventa Certezza, di vedere la Luce della Risurrezione dietro l'oscurità del buio e della morte...OGGI CRISTO SI E' DAVVERO FERMATO A CASA NOSTRA NON PER PORTARE MORTE, MA PER CONDURCI ALLA VERA VITA!
Nella foto a fianco trovate il brano di Luca (Lc 19, 1-10) e un disegno, tutt'intorno, realizzato da Salvuccio Billanti, un ragazzo del gruppo 12-14 dell' A.C.R. parrocchiale.
Nel disegno il talento di Salvuccio esprime una riproduzione del paesaggio, luogo di incontro tra Zaccheo e Gesù!
Riflettiamo...
semplicemente domenico
Inserito: 01 ottobre 2009
alle
11:10
da Francesco e Rita
Inserito: 01 settembre 2009
alle
19:15
da Francesco e Rita
Inserito:
alle
16:32
da Domenico Abbriano

Cari Amici presentiamo, oggi, un altro meraviglioso dipinto del Caravaggio: la "
Madonna dei pellegrini o di Loreto". L'articolo di commento all'opera è stato realizzato dalla passione, e la competenza per l'arte, di Maria Grazia Chillè.
Dipinto ad
olio su
tela di cm 260 x 150 realizzato tra il
1604 ed il
1606 e conservato nella
chiesa di Sant'Agostino a
Roma.
In questo dipinto l’argomento della Madonna di Loreto viene interpretato in un modo particolarissimo…i due pellegrini, stanchi e debilitati, arrivano alla porta della santa casa, si mettono a pregare e lì si materializza come la proiezione di un desiderio la Madonna col bambino.
La Madonna c’è... ma non è in tronoQuando Caravaggio inizia a dipingere, decide di non raffigurare la Madonna nelle forme consuete per quel tempo (e anche per altri periodi). La Vergine non è seduta su un trono. E comunque non è in posizione “da regina”. Non ha corona. Non ha vesti preziose.La Madonna c’è... ma è sulla porta.
L’artista, infatti, opera una scelta radicale: la “sua” Madonna non solo non è posta in un contesto regale, “sovrastando” qualcuno, ma addirittura non è neanche circondata da mura che riconducano alla sacralità del luogo, all’intimità di un ambiente, alla stessa santa Casa di Loreto.No, in questo caso la Vergine “lascia” cori angelici, santi e beati, per affacciarsi sulla porta della chiesa, e quindi per vedere l’umanità nella dimensione quotidiana, nella storia che progredisce, nelle ombre, penombre e luci di una realtà creaturale segnata dal tentativo e dalla fatica.Caravaggio, nel suo itinerare in più terre, e nel frequentare anche ambienti posti ai margini del tessuto sociale, conosce le fattezze di tanti volti umani, e i messaggi che queste esprimono.Così, la “sua” Madonna non solo è capace di prendere il Bambino e di portarlo in ambienti poco illuminati, poco puliti, per certi aspetti anche “a rischio”, ma addirittura di avvicinarlo alla gente del popolo. A chi, nei soli modi che conosce, esprime una devozione che è contemporaneamente afflato e fiducia totale.
La totalità della fiducia
Questa totalità di affidamento è segnata dalla scelta di inginocchiarsi e da quella di dialogare pregando, con sguardi che, per la loro intensità, esprimono un modo che si manifesta anche esternamente ma che in realtà è profondamente “dentro” il cuore di questi due anziani fedeli,anche perché il vero atteggiamento di fede non è quello che rimane in attesa del segno prodigioso, ma è quello a cui basta ripetere anche una sola esclamazione..nuda di bellezza letteraria, ma preziosa nell’amore.
Lo “scandalo”
Questo inginocchiare davanti alla Vergine e a Gesù Bambino non solo un fisico, ma soprattutto una vita (rappresentata dall’età anziana), non è compreso da alcuni contemporanei di Caravaggio che si scandalizzano per dei dettagli messi ben in vista dal pittore: i piedi sporchi (fangosi) di un uomo e la cuffia sdrucita e sudicia di una donna. La terra che ha reso “impresentabili” le estremità di questa povera gente è un elemento che viene letto solo in negativo.
Caravaggio è invece proprio su questi elementi che punta per rappresentare l’abbreviazione della distanza fra gli uomini e le cose divine che però sono anch’esse portate al livello degli uomini e rappresentate come cose umane.
Impressionante è il particolare della punta delle dita oranti del vecchio pellegrino che quasi toccano il piede del bambino ma “quasi”….in quel piccolissimo spazio è contenuto tutto il senso della raffigurazione….per quanto presente, vicina e amabile sia la figura iconica della divinità non potremo toccarla mai.
di Maria Grazia Chillè
Inserito: 07 luglio 2009
alle
23:20
da Domenico Abbriano

Cari Amici... vi presento
Giovanna Torre, una ragazza di Protonotaro che proprio la settimana scorsa ha sostenuto gli esami orali per il conseguimento della maturità scientifica, mentre ieri ha ricevuto il sacramento della Confermazione nella sua Parrocchia dedicata a S.Domenica nel giorno della solennità della martire. A seguire un sua meravigliosa analisi sul rapporto dell'uomo con Dio, in particolare dei giovani con Dio. Devo porgere le mie scuse a Giovanna perchè solo qualche ora fa mi sono accorto di aver ricevuto, in data 12 maggio 2009, una sua mail con riportate le sue righe. Purtroppo non apro molto spesso la casella utilizzata e quindi quelle righe sono rimaste lettera del suo cuore fino ad ora. Ma forse meglio così...quale momento migliore per pubblicarle? Proprio all'indomani della sua Cresima...auguri Giovanna e grazie per il dono che Dio ci fa attraverso te e tutti gli altri ragazzi...
"Oggi giorno purtroppo sono pochi i giovani che frequentano la Chiesa e che parlano di Dio in modo disinvolto; il rapporto che i giovani hanno con la religione non è uno dei migliori...è l'età in cui si pensa a tutt'altro. Dio viene messo da parte, dimenticato, la religione viene tenuta chiusa in un cassetto e poi magari tirata fuori non appena si presenta qualche problema.
Dio spesso viene usato come un oggetto personale, lo si tira in ballo solo nei momenti di bisogno. Questo atteggiamento,devo dire, non è solo tipico di noi ragazzi (mi ci metto anch'io in mezzo) bensì anche degli adulti, i quali a volte più che darci buoni esempi con il loro stesso comportamento ci abbruttiscono.
Noi giovani a volte ci vergogniamo di parlare di Dio davanti ai nostri coetanei; se sentiamo il bisogno di pregare lo facciamo di nascosto in modo che nessuno possa vederci e prenderci in giro, visto che erroneamente pensiamo che la preghiera spetti solo agli anziani, abbiamo paura di leggere la parola di Dio davanti l'assemblea che si riunisce per la celebrazione eucaristica, per timore che qualcuno ci giudichi, non pensando per niente al fatto che l'unico che può giudicarci è Dio.
E' Lui che ci accompagna in ogni momento della nostra vita, ci aiuta nei momenti difficili, ci sostiene, è Lui che vede sempre e comunque tutto quello che facciamo e il modo in cui agiamo; se più volte abbiamo tentato di prenderlo in giro comportandoci da ipocriti persino con lui, ricordiamoci che è impossibile!!!
Dio non si fa prendere in giro da nessuno...ha tutto e tutti sott'occhio, niente gli sfugge.
Gesù bussa alle porte del cuore di ognuno di noi: c'è chi gli apre subito, chi inizialmente è titubante, chi non gli apre per niente, chi gli apre solo nei momenti di bisogno per poi cacciarlo nuovamente fuori dalla sua vita.
Sicuramente se sentiamo un "toc toc"alla porta del nostro cuore senza titubanze o timori apriamo le porte e accogliamo Gesù.
Colui che nei momenti più difficili piuttosto che portarci per mano ci porta addirittura in braccio. Lui fa, ha fatto e sicuramente farà tantissimo per noi...e invece noi cosa facciamo per Lui? Ce lo siamo mai chiesti? Forse lo trascuriamo un pò troppo...Lui è lì, sulla croce, con le braccia aperte, pronto ad accogliere tutti (anche coloro che Gli hanno fatto del male), ma il più delle volte solo pochi accettano il suo invito, pochissimi sono i giovani...non per questo sono però da considerarsi negativamente.Ciò di cui avrebbero di bisogno sarebbe una guida, una buona guida che li educhi e che non li riempia come se fossero dei semplici vasi perchè, come diceva papa Giovanni Paolo II, i giovani sono fiaccole da accendere.
Noi siamo la vite, Dio è l'agricoltore.
A volte la vite presenta dei tralci secchi, i quali con l' aiuto del contadino e con i nostri sforzi dovrebbero essere tagliati via, perchè loro sono la causa dell' allontanamento da Dio e dalla sua volontà; possono anche esserci delle foglioline malconce che dovrebbero essere fatte ritornare in vita, in modo che la vite sia sana e che quindi dia dei buoni frutti... frutti che devono essere messi a disposizione degli altri e non tenuti per sè egoisticamente, perchè Dio a ciascuno di noi ha donato qualcosa,questo qualcosa non deve essere custodito sterilmente, anzi al contrario si deve fare in modo che questo qualcosa frutti e si moltiplichi... ricordandosi che "a chi riceve di più sarà chiesto di più"! "
Giovanna Torre
Inserito: 07 giugno 2009
alle
14:05
da Domenico Abbriano

Cari Amici...vi presento oggi una nuova rubrica..."
la fede incontra l'arte"...un esame delle opere d'arte attraverso le quali la fede dell'uomo, nella Verità Rivelata da Gesù Cristo, ha trovato una sua strada da percorrere. Presentiamo, come prima opera, un dipinto del Caravaggio che ritrae l'episodio della "
Vocazione di San Matteo". L'articolo di commento all'opera è stato realizzato dalla passione, e la competenza per l'arte, di Maria Grazia Chillè.
Questa tela rappresenta il momento culminante della chiamata del peccatore disposto a pentirsi ed a cambiare nome e vita.
Qui il protagonista è l'avido esattore delle tasse Levi seduto al tavolo con quattro uomini della sua specie nel chiuso di una buia stanza dalla cui finestra ben in vista non filtra un solo raggio di sole.
Il dipinto è realizzato su due piani paralleli, quello più alto vuoto, occupato solo dalla finestra, mentre quello in basso raffigura il momento preciso in cui
Cristo indicando san Matteo lo chiama all'apostolato.
Sulla destra il Cristo lo chiama con un gesto della mano, ma soprattutto lo colpisce con la luce della grazia salvifica.
È la prima grande tela nella quale Caravaggio, per accentuare la tensione drammatica dell'immagine e focalizzare sul gruppo dei protagonisti l'attenzione di chi guarda, ricorre all'espediente di immergere la scena in una fitta penombra tagliata da squarci di luce bianca, che fa emergere visi, mani (per evidenziare e guidare lo sguardo dello spettatore sull'intenso dialogo di gesti ed espressioni) o parti dell'abbigliamento e rende quasi invisibile tutto il resto.
Questa fonte spirituale che colpisce tutti e cinque i gabellieri è la trasposizione pittorica della tesi cattolica del libero arbitrio secondo cui l'uomo, una volta che gli è stata manifestata la luce del Cristo, può scegliere se seguire o meno la via della salvezza. Due dei compagni di Levi, infatti, si voltano verso il Cristo mentre gli altri due non distolgono nemmeno per un secondo lo sguardo dai soldi appena intascati.
La tela, inoltre, è densa di significati
allegorici. In primo luogo proprio la luce, grande protagonista della raffigurazione pittorica, assurge a simbolo della Grazia divina (non a caso non proviene dalla finestra dipinta in alto a destra che, anzi, resta del tutto priva di luminosità, ma dalle spalle di Cristo), Grazia che investe tutti gli uomini pur lasciandoli liberi di aderire o meno al Mistero della Rivelazione; non bisogna dimenticare, poi, che la chiesa di S. Luigi rappresentava la nazione francese, e l'allora Re di Francia, Enrico IV, s'era appena convertito al Cattolicesimo, scegliendo così la Salvezza.
E così, solo alcuni dei personaggi investiti dalla luce (i destinatari della "vocazione" insieme a Matteo il Pubblicano) volgono lo sguardo verso
Gesù, mentre gli altri preferiscono restare a capo chino, distratti dalle proprie solite occupazioni. Non è forse casuale che uno dei compagni di Matteo porti gli occhiali, quasi che fosse accecato dal denaro!
La luce inoltre ha la funzione di dare direzione di lettura alla scena, che va da destra a sinistra e torna indietro quando incontra l'umanissima espressione sbigottita ed il gesto di San Matteo che punta il dito contro se stesso al fine di ricevere una conferma, come se chiedesse a Cristo e a San Pietro "State chiamando proprio me?".
L'opera prende vita, movimento dalla luce ed i personaggi si muovono sulla tela come attori su un palco grazie ad essa. Il fatto, poi, che essi siano vestiti alla moda dell'epoca del Pittore ed abbiano il viso di modelli scelti tra la gente comune e raffigurati senza alcuna idealizzazione, con il realismo esasperato che ha sempre caratterizzato l'opera di Caravaggio, trasmette la percezione dell'artista dell'attualità della scena (il quale vuole comunicarci che la chiamata di Dio è universale e senza precisa collocazione nel tempo: ognuno di noi sarà chiamato), la sua intima partecipazione all'evento raffigurato, mentre su un altro piano, totalmente metastorico, si pongono giustamente il Cristo e lo stesso Pietro, avvolti in una tunica senza tempo.
Di grande intensità e valenza simbolica, nella Vocazione, è il dialogo dei gesti che si svolge tra Cristo, Pietro e Matteo.

Il gesto di Cristo (che altro non è che l'immagine speculare della mano protesa nella famosissima scena della
creazione di Adamo – Cristo è il "nuovo Adamo"! – della Cappella Sistina michelangiolesca, che Caravaggio avrà certo avuto modo di studiare ed apprezzare) viene ripetuto da Pietro, simbolo della Chiesa Cattolica Romana che media tra il mondo divino e quello umano (siamo in periodo di Controriforma) ed a sua volta ripetuto da Matteo. È la rappresentazione simbolica della Salvezza, che passa attraverso la ripetizione dei gesti istituiti da Cristo (i sacramenti) e ribaditi, nel tempo, dalla Chiesa.
In questa, come in ogni sua opera, il Caravaggio sostituisce ad una visione agiografica delle storie bibliche una visione attuale e per ciò stessa viva. Mentre Gesù e Pietro sono vestiti con abiti che ricordano il passato, tutti e cinque i personaggi seduti alla tavola sono ritratti in abiti “moderni”. Questo permette di cogliere come la “storia” evangelica interpelli drammaticamente il presente, dove la parola “dramma”, nel suo significato etimologico, non vuol dire tanto “tragedia”, quanto “azione”, “scelta”, “decisione” (dal verbo greco drao).
In questo dettaglio dell'opera vediamo a destra la mano di Matteo ed a sinistra la mano del cambiavalute che gli è al fianco. Si toccano, intente a contare le stesse monete, ma diverso sarà l'esito esistenziale di mani così vicine.
La risposta subitanea di Levi, il cui gesto della mano rivela tutto lo stupore di chi comprende di essere stato chiamato, lo porterà a seguire Gesù con il nome di Matteo (nome che in ebraico ricorda la radice del verbo “donare”).
"Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi»". (Lc. 5, 27-32)
di Maria Grazia Chillè
Inserito: 26 maggio 2009
alle
15:15
da Domenico Abbriano
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Cari Amici...vi presento Francesca Buccheri, una ragazzina di 12 anni della Parrocchia di S.Domenica in Protonotaro (Barcellona P.G.). Con la collaborazione di Domenica, sua coetanea, ha realizzato questo semplice e toccante pensiero sul tema della Vita e dell'Amicizia; quest'ultima virtù fondamentale per un'esistenza compiuta della persona...evidenziandone comunque le asperità, la piccola Francesca ci mostra come la Vita sia soprattutto un dono per il quale gioire, da condividere nella gratuità, e ringraziare la fonte di tutto, il Sommo Bene, Dio stesso. In foto, il testo sottostante realizzato da Francesca...fiori e cuori forniscono una cornice significativa alle parole, ad indicare come il creato e l'amore siano ingredienti essenziali della Vita, per gustarne a pieno il sapore. A voi Francesca Buccheri...
"La Vita è un raggio di sole che a volte può sembrare oscurato da una piccola nuvola, ma resta sempre luminosa.
La Vita è il dono più bello, basta solo saperlo cogliere.
Tutti i suoi attimi, tutti i momenti vanno vissuti in pieno e con gioia.
La Vita sa essere molto stupenda soprattutto se ti regala gli amici, quelli veri che a me ha regalato.
Con gli amici devi essere sempre sincera, perchè loro sapranno ricompensarti.
E' molto importante riuscire a dare ed ascoltare senza per questo aspettarmi in cambio grandi cose.
La Vita è qualche cosa di unico, ti dà dei momenti difficili, ma è anche vero che in un istante sa darti una gioia infinita.
Non importa se sia lunga oppure corta, è sempre la Vita e va vissuta in pieno e con gioia, ma soprattutto di questo dono bisogna ringraziare sempre il Buon Dio."
Francesca e Domenica
Inserito: 10 maggio 2009
alle
14:14
da Domenico Abbriano
Cari Amici...vi presento, oggi, Emanuela Gitto, un'altra ragazza della nostra A.C.R. parrocchiale che, dopo Giada, Melissa e Valentina, contribuisce ad arricchire Parole di Cotone! Uno dei temi più sviluppati, nell'ambito del progetto educativo dell'Azione Cattolica, è proprio la VITA COME DONO...la sensibilità di Emanuela le ha permesso di sviluppare delle riflessioni attente che di seguito riportiamo:
"Un mio pensiero su quello che penso e credo sulla vita!
di Emanuela Gitto
Vita: è il dono più bello che ci abbia potuto fare Dio, ma che oggi purtroppo, viene sottovalutato soprattutto dai giovani, che oggi non hanno limiti e divieti e che in un colpo d'occhio la perdono senza accorgersene, lasciando tutto e tutti solo per divertimento.Droga, alcool, velocità sulle strade: hanno preso il posto della responsabilità, dell'amore della gratitudine verso Chi ci ha regalato questo prezioso e meraviglioso bene.
L'uomo, poi, non sta attento e si dimentica di Chi l'ha creato per la vita e non per la morte.Le cose che ci possono salvare la vita, sono le cose, i valori che ho nominato prima il cui posto è stato ceduto alla tentazione di essere migliori di tutti, al non piacersi, al non capire con quale amore ci ha fatti Chi veramente ci ama."
Grazie Manu per il tuo prezioso contributo ;-)))
Inserito: 08 maggio 2009
alle
21:30
da Domenico Abbriano

Cari Amici vi presento Giada, Melissa e Valentina, tre ragazze della nostra A.C.R. parrocchiale...
...dalla collaborazione dei loro cuori è nata "Giorni di Luce" che innaugura una nuova rubrica:
"Acquarelli" ...gli acquarelli sono la tecnica per eccellenza di chi dipinge viaggiando e stando all'aria aperta. Caratteristica di un buon acquarello è l'estrema "leggerezza" rappresentativa e la sua immediatezza espressiva, pur non risparmiando ricchezza e profondità di contenuti...tutte caratteristiche che tracciano il solco perimetrale delle opere di Giada, Melissa e Valentina ;-) e chi l'ha detto che per viaggiare e stare all'aria aperta occorra spostarsi davvero? Bastano limpidezza d'animo e frammenti della Luce di Gesù Cristo nel cuore...Giada, Melissa e Valentina, tre cuori...tre frammenti della Sua Luce :-)
...a voi "Giorni di Luce"...
"Un giorno mi sveglio e subito sento
che accanto a me ci sei tu
o Gesù
e capisco che sei venuto per
per aiutare me a spargere:
La Tua Parola è fonte di saggezza che noi dobbiamo fare entrare nei cuor
Una sera sulla mia via vidi
che nel cielo una stella
mi indicava il sentiero
che mi avrebbe portato da Te
e capisco che io devo spargere:
La Tua Parola fonte di saggezza
che noi dobbiamo fare entrare nei cuor
Un giorno mi sveglio e subito sento
che accanto a me ci sei tu
caro Gesùùù".
di Giada, Melissa e Valentina
( photo: "Giorni di Luce" di Oronzo Liuzzi - tecnica del collage, acrilico e metallo inossidabile) www.edizioniriccardi.com
Inserito: 13 aprile 2009
alle
19:13
da Domenico Abbriano
Significato della caratteristica notturna della veglia pasquale.
(Da "CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lettera circolare Paschalis solemnitatis, del 16 gennaio 1988.")
Per antichissima tradizione questa notte è “in onore del Signore” e la veglia che in essa si celebra commemorando la notte santa in cui Cristo è risorto è considerata come “madre di tutte le sante veglie”. In questa veglia infatti la chiesa rimane in attesa della risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell'iniziazione cristiana.
1. Significato della caratteristica notturna della veglia pasquale.
“L'intera celebrazione della veglia pasquale si svolge di notte; essa quindi deve o cominciare dopo l'inizio della notte o terminare prima dell'alba della domenica”.
(...)
La veglia pasquale, in cui gli ebrei attesero di notte il passaggio del Signore che li liberasse dalla schiavitù del faraone, fu da loro osservata come memoriale da celebrarsi ogni anno; era la figura della futura vera pasqua di Cristo, cioè della notte della vera liberazione, in cui “Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro”.
Fin dall'inizio la chiesa ha celebrato la pasqua annuale, solennità delle solennità con una veglia notturna. Infatti la risurrezione di Cristo è fondamento della nostra fede e della nostra speranza e per mezzo del battesimo e della cresima siamo stati inseriti nel mistero pasquale di Cristo: morti, sepolti e risuscitati con lui, con lui anche regneremo.
Questa veglia è anche attesa escatologica della venuta del Signore.
2. La struttura della veglia pasquale e l'importanza dei suoi elementi e delle sue parti.
La veglia si svolge in questo modo: dopo il “lucernario” e il “preconio” pasquale (prima parte della veglia), la santa chiesa medita “le meraviglie” che il Signore ha compiuto per il suo popolo fin dall'inizio (seconda parte o liturgia della parola), fino al momento in cui, con i suoi mèmbri rigenerati nel battesimo (terza parte), viene invitata alla mensa, che il Signore ha preparato al suo popolo, memoriale della sua morte e risurrezione, in attesa della sua venuta (quarta parte).
(...)
Per quanto possibile, si prepari fuori della chiesa in luogo adatto il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma deve essere tale da dissipare veramente le tenebre e illuminare la notte.
Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel messale o altri approvati dalle conferenze episcopali.
La processione, con cui il popolo fa ingresso nella chiesa, deve essere guidata dalla sola luce del cero pasquale. Come i figli di Israele erano guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta seguono il Cristo che risorge.
(...)
La luce del cero pasquale viene propagata gradualmente alle candele, opportunamente portate in mano da tutti, con le lampade elettriche ancora spente.
Il diacono annunzia il “preconio” pasquale, che in forma di grande poema lirico proclama tutto il mistero pasquale inserito nell'economia della salvezza.
(...)
Le letture della sacra Scrittura formano la seconda parte della veglia. Esse descrivono gli avvenimenti culminanti della storia della salvezza, che i fedeli devono poter serenamente meditare nel loro animo attraverso il canto del salmo responsoriale, il silenzio e l'orazione del celebrante. Il rinnovato rito della veglia comprende sette letture dell'Antico Testamento prese dai libri della legge e dei profeti, le quali per lo più sono state accettate dall'antichissima tradizione sia dell'oriente che dell'occidente; e due letture dal Nuovo Testamento, prese dalle lettere degli apostoli e dal Vangelo. Così la chiesa “cominciando da Mosè e da tutti i profeti” interpreta il mistero pasquale di Cristo. Pertanto tutte le letture siano lette, dovunque sia possibile, in modo da rispettare completamente la natura della veglia pasquale, che esige il tempo dovuto.Tuttavia dove le circostanze di natura pastorale richiedono di diminuire ulteriormente il numero delle letture, se ne leggano almeno tre dall'Antico Testamento, cioè dai libri della legge e dei profeti; (...). Dopo la lettura segue il canto del salmo con la risposta data dal popolo.
(...)
Terminate le letture dell'Antico Testamento si canta l'inno “Gloria a Dio”, vengono suonate le campane secondo le consuetudini locali, si pronuncia l'orazione colletta e si passa alle letture del Nuovo Testamento. Si legge l'esortazione dell'apostolo sul battesimo come inserimento nel mistero pasquale di Cristo. Quindi tutti si alzano; il sacerdote intona per tre volte l'“Alleluia”, elevando più in alto gradualmente la voce, mentre il popolo a sua volta lo ripete.
(...)
Finalmente si annuncia con il Vangelo la risurrezione del Signore, quale culmine di tutta la liturgia della Parola.
(...)
La terza parte della veglia è costituita dalla liturgia battesimale. Ora viene celebrata nel sacramento la pasqua di Cristo e nostra. Dove (...) non vi sono i battezzandi ne si deve benedire il fonte, la memoria del battesimo si fa nella benedizione dell'acqua, con cui si asperge il popolo. Segue quindi la rinnovazione delle promesse battesimali (...). I fedeli in piedi, e con le candele accese in mano, rispondono alle interrogazioni. Poi vengono aspersi con l'acqua: in tal modo gesti e parole ricordano loro il battesimo ricevuto. Il sacerdote celebrante asperge il popolo passando per la navata della chiesa, mentre tutti cantano l'antifona “Ecco l'acqua” o un altro canto di carattere battesimale.
La celebrazione dell'eucaristia forma la quarta parte della veglia e il suo culmine, essendo in modo pieno il sacramento della pasqua, cioè memoriale del sacrificio della croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell'iniziazione cristiana, pregustazione della pasqua eterna.
(...)
È desiderabile che sia raggiunta la pienezza del segno eucaristico con la comunione della veglia pasquale, ricevuta sotto le specie del pane e del vino.
Alcune avvertenze pastorali
La liturgia della veglia pasquale sia compiuta in modo di poterne offrire al popolo cristiano la ricchezza dei riti e delle orazioni; è importante che sia rispettata la verità dei segni, che sia favorita la partecipazione dei fedeli, che venga assicurata nella celebrazione la presenza dei ministranti, dei lettori e della “schola” dei cantori. È auspicabile che talvolta venga prevista la riunione nella stessa chiesa di più comunità, quando per la vicinanza delle chiese o per lo scarso numero dei partecipanti non possa aversi una celebrazione completa e festiva. Si favorisca la partecipazione dei gruppi particolari alla celebrazione della veglia pasquale, in cui tutti i fedeli, riuniti insieme, possano sperimentare in modo più profondo il senso di appartenenza alla stessa comunità ecclesiale. (...)
Inserito:
alle
18:55
da Domenico Abbriano
VANGELO (Gv 18,1- 19,42)
Passione del Signore (10/04/09 - VENERDI' SANTO) + Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni
- Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque ! cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
- Lo condussero prima da Anna Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.
- Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
- Il mio regno non è di questo mondo Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
- Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
- Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
- Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
- Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)
- E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
- Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
Parola del Signore
La più grande lezione che Gesù ci dà nella passione, consiste nell’insegnarci che ci possono essere sofferenze, vissute nell’amore, che glorificano il Padre. Spesso, è la “tentazione” di fronte alla sofferenza che ci impedisce di fare progressi nella nostra vita cristiana. Tendiamo infatti a credere che la sofferenza è sempre da evitare, che non può esserci una sofferenza “santa”. Questo perché non abbiamo ancora sufficientemente fatto prova dell’amore infinito di Dio, perché lo Spirito Santo non ci ha ancora fatto entrare nel cuore di Gesù. Non possiamo immaginarci, senza lo Spirito Santo, come possa esistere un amore più forte della morte, non un amore che impedisca la morte, ma un amore in grado di santificare la morte, di pervaderla, di fare in modo che esista una morte “santa”: la morte di Gesù e tutte le morti che sono unite alla sua. Gesù può, a volte, farci conoscere le sofferenze della sua agonia per farci capire che dobbiamo accettarle, non fuggirle. Egli ci chiede di avere il coraggio di rimanere con lui: finché non avremo questo coraggio, non potremo trovare la pace del suo amore. Nel cuore di Gesù c’è un’unione perfetta fra amore e sofferenza: l’hanno capito i santi che hanno provato gioia nella sofferenza che li avvicinava a Gesù. Chiediamo umilmente a Gesù di concederci di essere pronti, quando egli lo vorrà, a condividere le sue sofferenze. Non cerchiamo di immaginarle prima, ma, se non ci sentiamo pronti a viverle ora, preghiamo per coloro ai quali Gesù chiede di viverle, coloro che continuano la missione di Maria: sono più deboli e hanno soprattutto bisogno di essere sostenuti.
Inserito: 11 aprile 2009
alle
16:19
da Domenico Abbriano
VANGELO (Gv 13,1-15)
Li amò sino alla fine (09/04/09 - Giovedì Santo - S.Messa in Cena Domini)
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Gesù trascorre le ultime ore della sua vita terrena in compagnia dei suoi discepoli. Il Maestro manifesta un amore straordinario per gli apostoli, impartendo loro insegnamenti e raccomandazioni. Durante l’ultima Cena, Gesù ha mostrato - con le sue parole - l’amore infinito che aveva per i suoi discepoli e gli ha dato validità eterna istituendo l’Eucaristia, facendo dono di sé: egli ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima. Egli ha espresso il suo amore nel dolore che provava quando ha annunciato a Giuda Iscariota il suo tradimento ormai prossimo e agli apostoli la loro debolezza. Egli ha fatto percepire il suo amore lavando i piedi agli apostoli e permettendo al suo discepolo prediletto, Giovanni, di appoggiarsi al suo petto. Nella sua vita pubblica, Gesù ha raccomandato più di una vo! lta ai suoi discepoli di non cercare di occupare il primo posto, ma di aspirare piuttosto all’umiltà del cuore. Ha detto e ripetuto che il suo regno, cioè la Chiesa, non deve essere ad immagine dei regni terreni o delle comunità umane in cui ci sono dei primi e degli ultimi, dei governanti e dei governati, dei potenti e degli oppressi. Al contrario, nella sua Chiesa, quelli che sono chiamati a reggere dovranno in realtà essere al servizio degli altri; perché il dovere di ogni credente è di non cercare l’apparenza, ma i valori interiori, di non preoccuparsi del giudizio degli uomini, ma di quello di Dio. Nonostante l’insegnamento così chiaro di Gesù, gli apostoli continuarono a disputarsi i primi posti nel Regno del Messia. Durante l’ultima Cena, Gesù non si è accontentato di parole, ma ha dato l’esempio mettendosi a lavare loro i piedi. E, dopo aver finito, ha detto: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,13-14). La Cena si ripete nei secoli. Infatti Gesù ha investito gli apostoli e i loro successori del potere e del dovere di ripetere la Cena eucaristica nella santa Messa. Cristo si sacrifica durante la Messa. Ma, per riprendere le parole di san Paolo, egli resta lo stesso “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8). I credenti che partecipano al Sacrificio eucaristico cambiano, ma il loro comportamento nei confronti di Cristo è più o meno lo stesso di quello degli apostoli nel momento della Cena. Ci sono stati e ci sono tuttora dei santi e dei peccatori, dei fedeli e dei traditori, dei martiri e dei rinnegatori. Volgiamo lo sguardo a noi stessi. Chi siamo? Qual è il nostro comportamento nei confronti di Cristo? Dio ci scampi dall’avere qualcosa in comune con Giuda, il traditore. Che Dio ci permetta di seguire san Pietro sulla via del pentimento. Il nostro desiderio più profondo deve però essere quello di avere la sorte di san Giovanni, di poter amare Gesù in modo tale che egli ci permetta di appoggiarci al suo petto e di sentire i battiti del suo cuore pieno d’amore; di giungere al punto che il nostro amore si unisca al suo in modo che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).